Per gli adulti l’estate arriva quasi sempre insieme ad una lista mentale. Le ferie da organizzare, le valigie, i centri estivi, i weekend da incastrare, il caldo da gestire, gli orari che saltano. Anche i momenti più piacevoli passano spesso attraverso una forma di pianificazione.
I bambini invece, l’estate la riconoscono altrove. Nelle finestre aperte di sera, nei piedi scalzi sul pavimento fresco, nelle mani appiccicose di ghiacciolo. Diventa un’estate molto fisica, la loro. Più legata alle sensazioni che all’idea della vacanza in sé.
Le giornate cambiano struttura, diventano meno ordinate. Si passa rapidamente da momenti lentissimi a ore piene di movimento. E tutto questo, nei bambini, lascia tracce molto più di quanto si pensa.
Per questo capita che durante l’estate siano più eccitati, più stanchi, suscettibili. Non perchè stiano vivendo male quel periodo, ma perchè le giornate si intensificano, si addensano di cose nuove. L’estate per loro non è riposo nel senso adulto del termine, ma una totale esperienza immersiva.
Ed è anche il periodo in cui si vedono aspetti dei bambini che durante l’anno restano più nascosti. Più autonomia, più curiosità e voglia di esplorare, ma anche più bisogno di contenimento nei momenti di maggiore confusione.
Probabilmente è proprio nel periodo estivo che il mondo dei bambini si allontana dal mondo degli adulti. Non tanto nella voglia di divertimento, ma nel modo di stare dentro il tempo. I grandi cercano di organizzarlo, ottimizzarlo, farlo bastare. I bambini invece sembrano lasciarsi attraversare dalle giornate, anche quando sono stanchi. Succede allora che ricordino più un giorno di pioggia che 10 giorni di mare perfetti, che si addormentino in macchina con ancora la sabbia addosso, mentre mamma e papà stanno già pensando al traffico del ritorno, alle lavatrici da fare, etc.
L’estate dei bambini resta invece incastonata lì, in quella capacità di vivere tutto fino in fondo, anche le cose più piccole, senza preoccuparsi troppo di doverle trattenere. Perchè il tempo passato in famiglia per loro, coincide spesso con la forma più ampia di libertà che conoscono: vivere le loro giornate senza dover essere altro che sé stessi.

