“Mamma, guarda!” Quando un bambino ci invita a fermarci

 

“Mamma, guarda!”

Sono forse due delle parole che un genitore sente più spesso durante una giornata insieme al proprio bambino.

Arrivano mentre corre, mentre costruisce qualcosa, mentre scopre un insetto sul balcone, mentre riesce finalmente a fare un movimento che aveva provato tante volte o semplicemente mentre si accorge di un dettaglio che agli occhi di un adulto potrebbe sembrare piccolo.

A volte rispondiamo quasi automaticamente.

Un sorriso veloce, un “bravo”, uno sguardo dato mentre continuiamo a fare altro.

Non perché non ci interessi davvero quello che il bambino sta mostrando, ma perché noi adulti viviamo il tempo in modo diverso.

Siamo abituati a pensare che ciò che è importante possa essere recuperato. Possiamo fare una foto, raccontare un episodio più tardi, tornare con la memoria a quel momento. Abbiamo fiducia nel ricordo e nella possibilità di ricomporre un’esperienza anche dopo che è terminata.

Per un bambino, invece, molte esperienze hanno un’urgenza diversa.

Succedono adesso.

Quando un bambino dice “guarda”, spesso non sta chiedendo semplicemente che qualcuno osservi ciò che ha fatto. Non sta necessariamente cercando una valutazione o un complimento.

Sta cercando qualcuno con cui vivere quel momento.

Perché per un bambino una scoperta non è soltanto qualcosa che accade: è un piccolo evento.

Una torre di costruzioni che finalmente rimane in equilibrio, una pozzanghera in cui saltare, una lumaca trovata durante una passeggiata, una forma particolare vista tra le nuvole.

Agli occhi dell’adulto possono sembrare dettagli della giornata.

Per un bambino sono esperienze che prendono forma e che chiedono di essere condivise.

E il modo più importante per conservarle non è necessariamente attraverso una fotografia o un ricordo che arriverà dopo.

È attraverso la presenza di qualcuno che in quel momento si ferma e guarda insieme a lui.

Nei primi anni di vita, infatti, molte esperienze diventano significative proprio perché vengono vissute nella relazione. Il bambino non conserva soltanto ciò che ha fatto, ma anche lo sguardo di chi si è fermato con lui, la voce di chi ha partecipato alla sua scoperta, la presenza di chi per qualche secondo ha lasciato tutto il resto e si è messo accanto a lui.

C’è una grande differenza tra vedere e guardare.

Vedere significa accorgersi che qualcosa esiste.

Guardare significa concedergli uno spazio.

E forse è proprio questo che un bambino sta chiedendo quando ci chiama: non soltanto di osservare il suo gioco, il suo disegno o la sua scoperta, ma di entrare per un momento nel suo modo di percepire ciò che lo circonda.

Naturalmente non è possibile fermarsi sempre.

Ci sono giornate piene, momenti di stanchezza, pensieri che occupano la testa degli adulti. Non si tratta di rispondere in modo perfetto a ogni richiesta o di trasformare ogni “mamma guarda” in un momento speciale.

Ma forse possiamo ricordarci che dietro quelle parole non c’è soltanto il desiderio di attirare la nostra attenzione.

C’è il desiderio di costruire un pezzo di relazione.

Con il tempo quei “mamma, guarda” cambieranno.

Le scoperte diventeranno più grandi e il bisogno di chiamarci per ogni piccola cosa lascerà spazio a nuove forme di autonomia.

Ma prima di quel momento ci sono tanti piccoli inviti che ci vengono affidati.

Non ci chiedono soltanto di osservare qualcosa, ma di condividere un’emozione mentre nasce.

E forse è proprio questo il valore di quei momenti: non la possibilità di ricordarli tutti, ma il fatto di esserci stati mentre accadevano.