Chi tace NON acconsente

Finalmente, ad indignarsi del ddl Bongiorno sullo stupro non sono sempre e solo le donne. A cominciare dal Procuratore Francesco Menditto, che giudica il ddl “un clamoroso passo indietro, dopo i dispositivi di legge sul codice rosso e quello sul femminicidio“. 

Tanti gli uomini, di varie età e provenienza, oggi alla manifestazione nazionale a piazza della Repubblica, segno di solidarietà e senso civico apprezzabile ed esemplare. E tante le bandiere e le associazioni, anche se non tutte, ahimè.  

Il ddl Bongiorno, per chi non lo sapesse, ha eliminato dal testo la parola «consenso» per far spazio a un’impostazione basata, all’opposto, sulla «volontà contraria» da manifestare, annullando l’accordo tra la premier Meloni e la segretaria dem Schlein, e facendo infilare la destra in una nuova spirale di contestazioni alla vigilia dell’8 marzo.

Maggioranza e opposizione sembravano aver trovato l’intesa sul ddl che modifica il reato di violenza sessuale, ma in Senato questo nuovo testo della Lega inficia tutto, tradendo lo spirito originario della norma.

E chi lavora nei centri antiviolenza conosce bene la gravità della cosa, perché sono operatrici e psicologhe che quotidianamente salvano la vita a donne che – terrorizzate da uomini violenti – non hanno certo la freddezza di esprimere o meno il consenso durante un abuso.

Le militanti milanesi di Non una di meno mercoledì hanno scaricato un secchio di letame davanti allo studio dell’avvocata, senatrice leghista e relatrice del ddl stupri in esame a Palazzo Madama.

Il blitz di Non una di meno a Milano ha anticipato l’odierna manifestazione nazionale: solo l’associazione Differenza Donna ha detto ieri che sono stati già riempiti venti pullman per raggiungere la capitale.

«Andremo in piazza e per le strade di Roma con centinaia di centri antiviolenza, come mai è accaduto nella storia del nostro paese. Questo perché le modifiche apportate dalla leghista Bongiorno vogliono far ricadere esclusivamente sulle donne e sulle soggettività vittime di stupro la responsabilità di dimostrare il loro dissenso” dice Elisa Ercoli, presidente dell’associazione.

Arriva prima, arriva meglio, arriva più forte il messaggio che i diritti delle donne non sono negoziabili, se a dirlo siamo – insieme – uomini e donne. Solo così si costruisce un mondo migliore in cui vivere, perché lo stupro non è un problema femminile ma sociale.