Dopo un femminicidio, una vita da ricostruire

 

A Roma c’è un protocollo che parla di bambini, anche se nasce da una delle forme più brutali di violenza contro le donne. È quello firmato dal I Municipio con Il Giardino Segreto, associazione che da oltre dieci anni lavora accanto agli orfani di femminicidio e alle famiglie affidatarie che li crescono.

L’accordo, firmato lo scorso 29 luglio e valido per tre anni, porta per la prima volta in modo strutturato la collaborazione tra il Municipio e un’associazione che si occupa proprio di questi minori. Non ci sono finanziamenti previsti dal protocollo: ci sono invece attività di supporto, sensibilizzazione e prevenzione, anche nelle scuole e negli spazi pubblici e istituzionali.

Ma la notizia va guardata anche per quello che racconta oltre la firma. Ma cosa succede ai bambini delle donne vittime di femminicidio? Cosa accade dopo la violenza, quando la cronaca si ferma e per loro comincia una nuova quotidianità? Cambiano spesso la casa, gli adulti di riferimento, le abitudini. E mentre la vita intorno continua, loro devono trovare un modo per ricominciare a viverla.

Un bambino, anche dopo una tragedia simile, deve continuare ad andare a scuola, giocare, fare amicizia, festeggiare il compleanno, crescere. Accompagnarlo significa anche aiutarlo a ritrovare una quotidianità che non cancelli quello che è successo, ma che gli permetta di non vivere soltanto dentro quella storia.

È questo uno degli aspetti meno visibili della violenza domestica e uno dei campi in cui opera Il Giardino Segreto. L’associazione sostiene le famiglie affidatarie attraverso interventi psicologici, legali ed educativi e attraverso una rete di professionisti. È inoltre capofila del progetto Airone, sostenuto dall’impresa sociale Con i Bambini attraverso il Fondo per il contrasto alla povertà educativa, che coinvolge sei regioni del Centro Italia.

Il progetto, che si concluderà a dicembre 2026, ha già permesso di sostenere oltre 60 orfani tra Lazio, Abruzzo, Umbria, Marche, Molise e Toscana, con interventi personalizzati e risorse fino a 10 mila euro per ciascun beneficiario. Un sostegno che non riguarda soltanto l’aspetto psicologico, ma anche quello legale ed educativo, attraverso una rete di professionisti che in gran parte dei casi ha ricevuto una formazione specifica sul tema.

Poi ci sono le parole, che forse sono una delle parti più difficili da trovare. Come si racconta a un bambino quello che è successo? Come si risponde alle domande che arrivano a cinque anni e poi, con un significato completamente diverso, a dieci o a quindici? E come si fa a non trasformare una tragedia familiare nell’unica cosa attraverso cui quel bambino viene riconosciuto dagli altri?

Anche per questo Il Giardino Segreto ha realizzato, con il contributo di professionisti esperti di lutto e trauma, una guida dedicata al dialogo con gli orfani e con le famiglie affidatarie. Uno strumento che prova a dare agli adulti strumenti per affrontare il dolore e, soprattutto, per trovare parole adatte alle diverse fasi della crescita.

L’associazione continua inoltre a sostenere gli orfani anche oltre i 21 anni, andando oltre il limite previsto dal progetto Airone. È un modo per non considerare concluso il bisogno di aiuto quando termina l’emergenza e la storia smette di fare notizia.

Occuparsi degli orfani di femminicidio significa guardare molto più avanti del momento della tragedia: significa lasciare loro la possibilità di crescere senza essere definiti per sempre da ciò che hanno perso.