Il titolo “Bubù Babà Bebé” è tratto da una surreale filastrocca di Rodolfo De Angelis, cantautore, drammaturgo, attore, pittore e saggista napoletano degli anni trenta, un artista, un futurista, che aveva traversato la vita, come scrisse: “Con lieve e cauto passo ritmico”.
Nello spettacolo, Peppe Barra e Lalla Esposito si rincorrono interpretando lo spirito partenopeo in ogni sua sfumatura. La freschezza, il garbo, l’ironìa e la passionalità: tutta questa gamma di emozioni mediterranee viene magistralmente declinata dai due artisti.
Con questo spirito leggero possiamo entrare nei vicoli del nostro teatro novecentesco, attraversandone luce e ombra, cupezza e allegria, commedia e tragedia, cavalcando tutte le sue molteplici forme, per coglierne il gesto, lo stile, l’amore profondo per la prosa e per la musica.
Una vivace e incalzante miscellanea teatrale dove i due primi attori, aperto il sipario, si trovano circondati, ludici prigionieri, da pesanti pareti di velluto rosso fuoco, un pozzo, una caverna da cui è impossibile fuggire senza aver raggiunto la fine.
Lungo quella plissettata, curva muraglia alcune sedie portano scialli, giacche, cappelli, spille e piume che possano servire agli attori. Si mette in moto un girotondo di testi che si susseguono senza respiro, uniti da legami di somiglianza e di contrasto.
Si squaderna così un libretto di scenette, canzoni e monologhi, più rari o più famosi, da Di Giacomo, a Bovio, a Viviani, a Moscato, nel quale gli interpreti si trasformano nei relativi personaggi, aggiungendo, a vista, pochissimi elementi al loro nero costume di base.
Un gran lavoro per Peppe Barra e Lalla Esposito, un gran divertimento al quale orchestrali e pubblico vengono continuamente indotti a partecipare. Uno spettacolo a due voci che sogna di essere un assolo.
“Bubù, Babà, Bebè”. Roma, teatro Sala Umberto, fino al 25 gennaio

