Dal 9 al 12 aprile, negli spazi di Fiera Roma, torna Romics, il Festival Internazionale dedicato a fumetto, animazione, cinema e games. Un appuntamento che negli anni ha smesso di essere solo una fiera di settore per diventare qualcosa di più ampio: un luogo dove linguaggi diversi si incontrano e dove l’immaginario contemporaneo prende forma, dal disegno alla narrazione digitale.
Quattro giorni fitti, sì, ma senza la sensazione di dover rincorrere tutto. Romics funziona proprio così: ognuno trova il proprio ritmo, tra incontri, mostre e momenti più leggeri, lasciandosi guidare più dalla curiosità che dal programma.
Il cuore resta quello degli incontri: dagli autori più amati al grande pubblico, come Zerocalcare, alle voci internazionali del fumetto e dello storytelling contemporaneo, fino ai protagonisti del mondo dell’animazione e dei videogiochi. Accanto a loro, i Romics d’Oro celebrano percorsi capaci di attraversare linguaggi diversi, restituendo l’idea di una creatività sempre più fluida e contaminata.
Ma è girando tra i padiglioni che si coglie davvero l’anima del festival. Le mostre accompagnano il visitatore tra icone pop e grandi firme dell’illustrazione, mentre gli spazi come l’Artist Alley e la Self Area diventano punti di contatto diretti con chi il fumetto lo crea oggi, tra autoproduzioni, nuove estetiche e sperimentazioni.
E poi c’è tutta la dimensione più esperienziale, quella che rende Romics qualcosa di vivo: le aree gaming con postazioni e tornei, gli eventi dedicati al doppiaggio, i live e gli incontri tematici, fino al cosplay che trasforma il pubblico in parte attiva del racconto. Non si tratta solo di assistere, ma di entrare dentro un immaginario condiviso, attraversarlo e, in qualche modo, farne parte.
Romics, in fondo, resta uno di quei luoghi in cui è facile perdersi senza davvero perdersi. Dove si entra per un interesse preciso e si esce con qualcosa in più, spesso inatteso.

