Negroni week in giro per Roma

 

Il Negroni è una delle cose più facili da ordinare al bar. Non serve studiare il menu: gin, bitter, vermouth rosso e il gioco è fatto.

Poi però arriva la Negroni Week e scopri che, attorno a quei tre ingredienti, i bartender hanno parecchio da dire.

Dal 21 al 27 settembre torna infatti la manifestazione internazionale dedicata al cocktail nato a Firenze negli anni Venti e diventato uno dei grandi classici italiani della miscelazione. Per una settimana, bar e ristoranti di tutto il mondo lo celebrano con nuove interpretazioni. E a Roma le proposte non mancano.

Il punto non è soltanto fare una versione “diversa” del Negroni. È capire fin dove ci si può spingere senza perdere quello che lo rende riconoscibile.

Al Il Marchese, per esempio, la ricetta di base rimane quella classica, ma sopra arriva una spuma a base di Braulio Riserva. Il drink cambia soprattutto nella consistenza e aggiunge al Negroni le note erbacee dell’amaro alpino.

Al Paparazzo Bar & Rooftop, al settimo piano del Le Méridien Visconti, la rilettura prende invece una strada molto romana. Il Summer Olympics Rome 1960 è dedicato alle Olimpiadi che si svolsero in città e mette insieme Martini Riserva Speciale Bitter, Martini Rosso e Bombay Sapphire con ricotta e visciole. Un abbinamento piuttosto lontano dal Negroni che siamo abituati a ordinare, ma costruito proprio per giocare con il carattere intenso del cocktail.

Da Tribuna Campitelli la questione è ancora più ampia, perché qui il Negroni non arriva soltanto per la settimana di settembre: fa parte della drink list tutto l’anno. La Negroni Selection comprende la versione classica, quella al caffè, il Negroni Rosé e una Negroni Session in tre bicchieri. C’è anche una versione 0.0, pensata per chi vuole partecipare al rito dell’aperitivo senza alcol.

La Terrazza Les Étoiles, all’Hotel Atlante Star, ha invece costruito una vera e propria trilogia. L’House Negroni è la versione più fedele alla tradizione del locale; il Mediterranean Negroni porta nel bicchiere cedro e agrumi; lo Smokey Negroni cambia completamente registro con mezcal, caffè, vaniglia e cardamomo nero.

E poi c’è il Pain au Chocolat Negroni di Settimo Panoramic Flavour of Rome. Qui il nome non lascia molto spazio ai dubbi: il gin viene infuso al brown butter e il drink viene completato con chocolate bitters e vanilla bitters. L’idea è portare nel Negroni le note tostate e golose del famoso dolce francese, mantenendo però il suo lato amaro.

Anche Anavà punta sul caffè, ma lo abbina alla menta. Nel suo Negroni al caffè e menta il Campari viene infuso a bassa temperatura con il caffè, mentre il vermouth rosso viene sostituito dal Branca Menta. Il risultato parte dalle note tostate e arriva a un finale più fresco e balsamico.

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Ed è curioso vedere quanto possa cambiare il risultato partendo da una ricetta così semplice. Il Negroni ha una struttura precisa, ma non rigida. Il suo equilibrio tra gin, bitter e vermouth lascia spazio a infusi, aromi, consistenze e sostituzioni senza rendere necessariamente irriconoscibile il punto di partenza.

Del resto, è proprio così che i classici continuano a vivere nei cocktail bar: non restando identici, ma trovando continuamente qualcuno disposto a rileggerli.

La ricetta originale resta lì.

Il resto, per una settimana(e non solo), è territorio dei bartender.