Rom, questi sconosciuti

In Italia, Rom e Sinti non sono formalmente riconosciuti come minoranza nazionale o etnica, mancando una legge specifica di tutela, nonostante diverse proposte di legge (es. DDL 770/2017) mirino a riconoscere la loro lingua e cultura.
 

Sentiamo Carlos Hadzovic, presidente dell’Associazione Romanò Amal, costituita da lui per difendere il suo popolo e per sovvertire i pregiudizi che lo accompagnano:

 

I Rom italiani sono tutelati dalle norme contro le discriminazioni e dalla Costituzione, ma vivono spesso in una condizione di esclusione sociale e insicurezza giuridica, vittime di stereotipi duri a morire.
 
L’assenza di status speciale costituisce di per sé una situazione di stallo, che si ripercuote sulla loro condizione generale già precaria. A differenza di altre minoranze, non esiste una legge quadro nazionale che conferisca uno status giuridico particolare a Rom e Sinti in Italia.

 

Nonostante l’uso del romaní, non sono generalmente inclusi nella legge n. 482/1999 sulle minoranze linguistiche, spesso per la mancanza di un insediamento territoriale storico concentrato.

Rom, Sinti e Caminanti godono dei diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione italiana e dalle convenzioni internazionali (CEDU, ONU) che vietano discriminazioni razziali o etniche.

Storicamente, la gestione è avvenuta attraverso “campi nomadi”, un approccio criticato e in fase di superamento, che ha contribuito alla segregazione sociale. Si tende a credere – per ignoranza – che i rom siano un popolo nomade, quando ormai da generazioni nascono in Italia 

Nel corso degli anni, sono state presentate proposte, come quella del Senato n. 770/2017, per riconoscere la loro identità, promuovere la cultura e garantire pari dignità, ma nessuna ha ottenuto l’approvazione definitiva.

In sintesi, la condizione giuridica di Rom e Sinti in Italia si basa sulla normativa comune antidiscriminatoria e sui diritti di cittadinanza, piuttosto che su un riconoscimento specifico come minoranza protetta.